La postura di un pianista svolge un ruolo essenziale nella qualità dell’esecuzione ed è importante per prevenire disturbi muscolo-scheletrici. Sedere al pianoforte nel modo giusto favorisce il rilassamento, la precisione tecnica e la libertà di espressione musicale.
Abbiamo deciso di dedicare un articolo alla domanda degli utenti “come sedersi correttamente al pianoforte?”, raccogliendo consigli validi per studenti, professionisti e appassionati di tutte le età.

Una postura corretta nasce dall’equilibrio tra stabilità e libertà di movimento: il corpo deve essere radicato ma non rigido, allineato ma non forzato.
Il primo aspetto da curare è la distanza e l’altezza del corpo rispetto alla tastiera.
Durante lo studio al pianoforte, la schiena deve mantenere la sua naturale curvatura, evitando l’inarcamento eccessivo o l’accasciamento sullo strumento. Il busto, attivo ma rilassato, segue naturalmente i movimenti delle braccia, mentre la sensazione di “un filo che tira verso l’alto” dalla sommità del capo può aiutare a mantenere l’allineamento della colonna.
Spalle e collo meritano una cura particolare: sono zone spesso soggette a tensioni. Le spalle devono rimanere basse, mai sollevate verso le orecchie, mentre il collo deve restare in asse con il resto del corpo, senza sporgere in avanti. Una respirazione regolare e consapevole contribuisce a mantenere il corpo in uno stato di armonia.
Le mani poggiano sulla tastiera in modo naturale, con i polsi flessibili e ben allineati all’avambraccio. Sfruttare il peso del braccio, piuttosto che la forza muscolare, permette di ottenere un tocco più fluido e controllato. I gomiti, infine, accompagnano il movimento senza irrigidirsi, lasciando che le braccia agiscano come leve dinamiche e leggere.

Fu spesso ospite in “casa Ciampi” il M° Arturo Benedetti Michelangeli. Tra più grandi interpreti del Novecento, il Maestro trascorreva durante i suoi soggiorni a Roma molte ore di studio in un’area riservata del nostro negozio di Via Vespasiano 34. Chi lo vide suonare (o anche solo passare attraverso i corridoi) ne ricorda la figura elegante, la gestualità calibrata e una presenza quasi ieratica.
Il suo controllo corporeo e la sua assoluta consapevolezza posturale hanno influenzato generazioni di pianisti e insegnanti. Ogni elemento del suo modo di porsi al pianoforte era frutto di una precisa architettura fisica e musicale.
Come ha osservato lo studioso Piero Rattalino, Benedetti Michelangeli possedeva un’armonia naturale tra le proporzioni del corpo e degli arti, riuscendo a trasmettere il peso del braccio fino alla punta del dito in modo spontaneo ed efficacissimo. La sua postura era l’incarnazione dell’equilibrio: busto sempre eretto, senza inclinazioni inutili; spalle ferme e simmetriche; testa in asse, né china né sollevata. Persino il volto rimaneva impassibile, a testimonianza di un controllo assoluto sull’emotività, senza gestualità superflue né tic interpretativi.
Benedetti Michelangeli sapeva che ogni movimento inutile è un ostacolo all’intenzione musicale. La sua postura – solida, composta, esatta – non era solo un fatto estetico, ma la condizione necessaria per quella chiarezza sonora e quella perfezione meccanica che hanno reso le sue esecuzioni leggendarie.
Ma di questo vi parleremo in un altro articolo…
