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Ciampi Pianoforti

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Pianoforte e cinema: le colonne sonore e i maestri

Un fascio di luce sul coperchio lucido, la tastiera che riflette il volto del protagonista, una mano che indugia su un accordo.

Pianoforte e cinema hanno un legame davvero speciale.
Da As Time Goes By in un bar di Casablanca al pianoforte sballottato sull’oceano di Tornatore, il cinema ha trasformato il pianoforte in un personaggio, con la sua individualità e i suoi luoghi emotivi in cui tutto può accadere.
Siamo in Italia, quindi parleremo di cinema italiano – con i suoi maestri, le sue colonne sonore – senza dimenticare le grandi scene pianistiche del cinema mondiale.

Perché il pianoforte funziona sullo schermo?

Il pianoforte sembra nato per il cinema perché vive in bilico tra due mondi: è allo stesso tempo oggetto di scena (un mobile, una presenza, un’architettura) e voce interiore dei personaggi. È insieme fisico e narrativo: occupa spazio nell’inquadratura, mentre dà ritmo alla storia.

Se ami questo genere, non perdere il nostro articolo > 10 film da vedere (o rivedere) se ami il pianoforte

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L’Italia al pianoforte: da Rota a Morricone, Piovani e oltre

Nino Rota: il sogno al pianoforte tra Fellini e Coppola

Nino Rota è il grande “tessitore” melodico del nostro cinema: oltre 150 colonne sonore, da Fellini a Zeffirelli, fino alla trilogia de Il Padrino, che lo ha consacrato definitivamente in tutto il mondo. Nelle sue musiche il pianoforte è spesso la forma più nuda e intima del tema: pensiamo alle linee cantabili che emergono dagli impasti orchestrali de La dolce vita o 8½, facilmente riducibili alla tastiera, come se Rota avesse sempre in mente un pianista in una stanza che ripensa al film da solo, a luci spente.

Ennio Morricone: Leone, l’America e la memoria

Con Ennio Morricone il pianoforte diventa memoria pura. In C’era una volta in America il celebre Deborah’s Theme – scritto per Sergio Leone – è un esempio magistrale di melodia “cinematografica”: semplice in apparenza, ma costruita per reggere infinite variazioni, trascrizioni, adattamenti.

E ancora La leggenda del pianista sull’oceano: un film sul pianoforte, certo, ma anche un film sul legame profondo tra un uomo e il proprio strumento. Qui Morricone scrive pagine come Playing Love e 1900’s Theme, pensate per un pianista straordinario che deve incarnaresulla tastiera il mito di 1900, quell’uomo che “non è mai sceso dalla nave”.

Nicola Piovani: leggerezza che accarezza il dolore

La vita è bella di Roberto Benigni è uno di quei film in cui la musica per pianoforte tiene insieme tenerezza e tragedia. Il tema principale di Nicola Piovani, riconoscibile dalle prime note, è spesso eseguito in versione pianistica pura: una melodia che sembra una ninna nanna, ma che porta in sé tutto il peso di ciò che il film racconta.
È interessante notare come questo tema – nato per un grande ensemble – sia diventato nella pratica quotidiana soprattutto un “pezzo per piano”: uno di quelli che si imparano per fare emozionare qualcuno in una sala vuota, durante una prova o una lezione.

 

Pianoforte e cinema: scene indimenticabili di ieri e oggi

Suonala ancora, Sam.
In realtà la frase più famosa di Casablanca non viene mai pronunciata nel film. Si tratta di una storpiatura: un bar fumoso, un pianoforte, e una richiesta molto più specifica – “Play it, Sam. Play As Time Goes By” (“Suonala, Sam. Suona As Time Goes By”). Qui il pianoforte è testimone di un amore finito prima ancora che il film inizi: ogni volta che il tema risuona, il tempo si riavvolge.

La La Land: jazz, nostalgia e un pianoforte

In La La Land di Damien Chazelle, il pianoforte è il fulcro del personaggio di Sebastian, interpretato da Ryan Gosling. L’attore ha imparato a suonare davvero i brani del film, così che le inquadrature potessero restare a lungo sulla tastiera senza trucchi di montaggio.
La prima versione di Mia & Sebastian’s Theme, suonata in un jazz club mezzo vuoto, e le varie incarnazioni di City of Stars al pianoforte sono esempi perfetti di come un film contemporaneo possa usare la grammatica classica del musical e, insieme, un’estetica quasi intimista da club.

Dal “piano gigante” di Big ai cult contemporanei

Il pianoforte non è sempre sinonimo di dramma e sentimento: a volte è gioco puro. La scena di Big in cui Tom Hanks salta su una gigantesca tastiera a terra per suonare Heart and Soul e Chopsticks è entrata nell’immaginario collettivo al pari dei grandi baci romantici.

Guarda il video > Big

Da lì in avanti, il cinema ha continuato a usare il pianoforte per raccontare la crescita (in Groundhog Day, dove Phil impara a suonare per cambiare se stesso), l’amore, il talento e perfino il soprannaturale (Twilight, con Debussy che dal 1905 arriva dritto al cuore dei giovanissimi e in testa alle classifiche delle piattaforme digitali nel 2008).

Per non dimenticare due film iconici come Ray, ispirato alla vita di Ray Charles e Green book diretto da Peter Farrelly e vincitore di tre premi Oscar (scopri di più in questo articolo).

 Il pianoforte è anche oggetto di scena (e di design)

Esiste poi un altro livello, più “silenzioso” ma non meno importante: il pianoforte come presenza scenica, come elemento di design che definisce lo spazio.
Nel film 50 sfumature di Grigio (Fifty Shades of Grey) diretto da Sam Taylor-Johnson compare un prestigioso pianoforte Fazioli, che impreziosisce una scena iconica.

Ciampi Pianoforti noleggia pianoforti acustici verticali e a coda anche per produzioni cinematografiche, televisive, teatrali.
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