Yamaha ha scelto Madrid per presentare la nuova Serie B.
Noi c’eravamo.
Abbiamo provato i modelli prima che arrivassero in showroom, abbiamo parlato con i tecnici della casa e abbiamo osservato da vicino l’evoluzione della linea di verticali più diffusa al mondo.
La prima impressione, seduti alla tastiera, è stata chiara: Yamaha non ha rivoluzionato la Serie B. L’ha fatta crescere. È più controllabile sotto le dita, più equilibrata nel timbro, più vicina — per risposta e sensazione — alle serie superiori che in quarant’anni hanno reso questi pianoforti uno standard per lo studio e la didattica in tutto il mondo.
Una premessa, prima di entrare nel merito.
La Serie B nasce nel 2006: vent’anni durante i quali è stata il primo pianoforte vero di migliaia di persone — forse anche il tuo.
La nuova Yamaha Serie B è già disponibile su ordinazione presso il nostro showroom di Roma.
Quando Yamaha introdusse la Serie B, l’obiettivo era preciso: un pianoforte verticale accessibile, costruito secondo gli standard meccanici della casa. Niente compromessi. Nel tempo modelli come B1, B2 e B3 sono diventati un riferimento per studenti, scuole di musica, conservatori, famiglie e pianisti amatori.
La Serie B è riuscita a portare sul mercato un pianoforte che incarna l’equilibrio perfetto tra affidabilità reale e sensazione acustica autentica in una fascia di prezzo accessibile. Ed è proprio in questo senso che Yamaha sembra aver lavorato con maggiore attenzione nella nuova generazione.
La differenza non si vede guardando il pianoforte da lontano. Si sente sedendosi.
Le modifiche più sostanziali riguardano aspetti che il pianista percepisce subito:
Il cambiamento più evidente riguarda probabilmente la maturità del suono. Sui nuovi modelli il registro medio appare più aperto e leggibile, mentre il passaggio tra i registri risulta più uniforme rispetto alla generazione precedente.
Anche il controllo nei pianissimo sembra migliorato: la tastiera restituisce una risposta più prevedibile e progressiva, soprattutto nei passaggi delicati.
Sono differenze sottili — ma molto percepibili da chi studia ogni giorno.
Ed è proprio questo il punto.
La nuova Serie B non nasce per stupire nei primi trenta secondi di prova in showroom. Nasce per funzionare meglio nel lungo periodo.
Una delle domande che ci sentiamo rivolgere più spesso riguarda le differenze concrete tra la vecchia e la nuova serie. Ecco le novità che troviamo su tutti e tre i modelli:
Dopo la prova a Madrid, le impressioni si sono fatte ancora più nitide. Vediamo i tre modelli uno per uno.
Il B10 resta il modello più compatto e accessibile della gamma — 110 cm di altezza — pensato per chi inizia, per i bambini, per lo studio in casa e per i piccoli appartamenti. Ma compatto non vuol dire giocattolo.
Anche nella nuova versione conserva la qualità che lo ha reso celebre: l’immediatezza. Tastiera facile da controllare, suono diretto, risposta intuitiva per chi muove i primi passi. È uno dei migliori verticali entry-level che si possano consigliare oggi.
E grazie alla nuova tavola armonica, il guadagno si sente proprio dove un modello piccolo di solito soffre: sui bassi.
Se il B10 è il modello d’ingresso, il B20 è il cuore della gamma.
A Madrid abbiamo ritrovato i suoi 116 cm di altezza: un mobile più alto significa tavola armonica più ampia e corde dei bassi più lunghe, e si sente.
Rispetto al B2 che sostituisce, il salto è immediato — più profondità armonica, bassi più presenti, dinamica più ampia, tastiera più articolata.
È il modello che consigliamo spesso a chi sa già che studierà sul serio, a chi vuole evitare un upgrade troppo rapido, a chi cerca uno strumento capace di accompagnare molti anni di crescita.
Nella nuova generazione ha guadagnato soprattutto in equilibrio timbrico: tiene insieme la gamma senza che nessun registro prevalga sugli altri.
Il B30 è il modello che beneficia di più delle nuove modifiche.
Con i suoi 121 cm è un verticale di taglia piena, e la sensazione generale è quella di uno strumento molto più adulto rispetto alla fascia entry-level tradizionale.
L’altezza del mobile porta un suono più ampio, bassi più strutturati, maggiore riserva dinamica. Ma è il controllo a colpire davvero: nei passaggi morbidi il B30 restituisce una precisione che lo avvicina sorprendentemente a pianoforti di categoria superiore.
Per molti studenti avanzati, insegnanti e amatori evoluti può essere uno dei verticali più interessanti dell’intera proposta Yamaha.
Provare un pianoforte a una presentazione ufficiale è un esercizio insidioso. Tutto è calibrato perché suoni bene: la sala, le luci, i brani. Per chi questo mestiere lo fa da ottant’anni, l’unica domanda utile diventa allora un’altra — non “suona bene qui”, ma “continuerà a suonare così a casa di qualcuno, fra cinque anni, dopo diecimila ore di studio?”. È una domanda sull’affidabilità, ed è la più difficile a cui rispondere in mezz’ora di prova.
La nuova Serie B ci ha convinti proprio su quel terreno. Non cerca lo stupore dei primi istanti; cerca la prevedibilità, l’equilibrio tra i registri, la tenuta meccanica, la facilità del rapporto quotidiano con lo strumento. E la lascia leggere in tutta la gamma: ogni modello ha una sua personalità, e il salto da una fascia all’altra è lineare, comprensibile, mai casuale.
Sì, in realtà è già arrivato.
La nuova Serie B è disponibile anche in versione Silent Piano Yamaha™, il sistema che permette di interrompere il suono acustico e ascoltare il pianoforte in cuffia.
È una soluzione sempre più richiesta da chi vive in appartamento, dagli studenti universitari, dalle famiglie e da chi studia la sera. Negli anni il Silent è diventato una delle tecnologie più apprezzate del mondo Yamaha, proprio perché non chiede di rinunciare al tocco dello strumento acustico. Ne abbiamo parlato più diffusamente in un articolo dedicato al Silent Piano Yamaha.
Dopo la prova a Madrid, la sensazione è che Yamaha abbia lavorato per rendere la Serie B ancora più trasversale.
La consigliamo in particolare a:
I nuovi Yamaha B10, B20 e B30 sono ordinabili presso lo showroom di Ciampi Pianoforti in Via Vespasiano 34, a Roma.
Se desiderate provarli dal vivo, confrontarli con la generazione precedente, capire quale modello si adatta meglio al vostro studio o valutare una versione Silent, potete venirci a trovare in showroom oppure scriverci su WhatsApp.
Lo ripetiamo da ottant’anni: provare un pianoforte è ancora il modo migliore per capire se quello strumento ha qualcosa da dire proprio a voi.
