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Ciampi Pianoforti

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Ritratti di un pianoforte: dieci capolavori, dall’Ottocento all’arte contemporanea

Il pianoforte compare nell’arte negli stessi anni in cui fa il suo ingresso nelle case. Del resto, la pittura “fotografa” la vita quotidiana e durante l’Ottocento lo strumento è la grande novità di ogni salotto borghese, l’oggetto intorno al quale la famiglia si riunisce la sera.
È nel Novecento che il pianoforte cambia ruolo nell’arte figurativa. Diventa materia, macchina, bersaglio. Gli artisti lo smontano, lo capovolgono, lo riempiono di visioni e messaggi.
Abbiamo selezionato dieci opere d’arte che ritraggono pianoforti, in ordine cronologico, indicandovi il museo in cui vederle.

Josef Danhauser, Liszt al pianoforte (1840)

Alte Nationalgalerie, Berlino. Il quadro fu commissionato da Conrad Graf, il costruttore viennese dei pianoforti di Beethoven e di Chopin, e aveva la funzione di una pubblicità: lo strumento al centro, Liszt che lo suona, pieno Romanticismo. Marie d’Agoult ai piedi del pianista, George Sand, Alexandre Dumas padre, Victor Hugo, Paganini e Rossini in piedi. Sul coperchio, un busto di Beethoven; alla parete, un ritratto di Byron. Danhauser dipinge un’idea: il pianoforte come luogo dove la musica, la letteratura e il genio si danno appuntamento.

Silvestro Lega, Il canto dello stornello (1867)

Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Firenze. Tre sorelle, Virginia, Maria e Isolina Batelli, in un interno di campagna vicino a Firenze. Una suona, le altre cantano. Sullo sfondo una finestra aperta sulle colline. È la risposta italiana al salotto parigino: una luce pulita, da primo pomeriggio, e una prospettiva così rigorosa che Telemaco Signorini vi lesse un ritorno ai pittori del Quattrocento. Il pianoforte qui è uno strumento di casa, suonato e condiviso da tutti, grazie anche alla musica popolare.

Édouard Manet, Madame Manet al pianoforte (1868)

Musée d’Orsay, Parigi. Un quadro piccolo, 38 centimetri per 46, intimo quanto il soggetto. Suzanne Leenhoff, olandese, pianista di talento, era entrata nella famiglia Manet come insegnante di musica dei figli e nel 1863 aveva sposato Édouard. Lui la ritrae di profilo, assorta, in un salotto con lo specchio e la pendola. Un momento privato, senza posa né pubblico. Dal lascito del collezionista Isaac de Camondo, 1911.

Paul Cézanne, Ragazza al pianoforte (L’ouverture del Tannhäuser) (1869 circa)

Ermitage, San Pietroburgo. Cézanne ha trent’anni, vive ancora nella casa di famiglia vicino ad Aix-en-Provence, e Wagner è la musica dei giovani. Una ragazza al pianoforte, una donna che cuce, una decorazione sulla parete che sembra già un quadro astratto. Il titolo rimanda all’ouverture dell’opera wagneriana, che la pianista starebbe suonando. Arrivato in Russia con la collezione di Ivan Morozov, è il pianoforte più “severo” della lista: una superficie nera e geometrica che tiene insieme la stanza.

Gustave Caillebotte, Giovane uomo al pianoforte (1876)

Artizon Museum, Tokyo. Il modello è Martial, fratello del pittore e musicista. Caillebotte lo dipinge dall’alto, con la tastiera in prospettiva e la stanza che si apre dietro, e lo espone alla seconda mostra impressionista, nell’aprile del 1876, accanto ai Piallatori di parquet. È un quadro che omaggia il gesto: le mani sulla tastiera, la schiena curva, la concentrazione di chi studia. Pochi pittori hanno dipinto il lavoro del pianista con una simile attenzione tecnica.

Pierre-Auguste Renoir, Ragazze al pianoforte (1892)

Musée d’Orsay, Parigi. Nel 1892 lo Stato francese decide di acquistare per il Musée du Luxembourg il primo dipinto impressionista delle collezioni nazionali, e sceglie Renoir, su pressione del critico Roger Marx e del poeta Mallarmé. Renoir, consapevole della posta, ne dipinge più versioni (una è al Metropolitan di New York) prima di consegnare questa. Due ragazze, una in piedi e una seduta, chine sullo spartito. Il pianoforte diventa qui – finalmente – anche strumento educativo.

Henri Matisse, La lezione di piano (1916)

Museum of Modern Art, New York. Issy-les-Moulineaux, fine estate 1916, la guerra in corso. Il figlio Pierre, sedici anni, studia pianoforte. Compaiono un metronomo e un triangolo verde, scorcio sul giardino. La figura in alto a destra è un’autocitazione di Matisse, l’opera Donna su uno sgabello alto, appesa nella stanza, come la figura in basso a sinistra, una sua scultura. Il ragazzo appare circondato dall’opera del padre. Matisse non aveva mai dipinto in modo tanto geometrico, e non lo farà più.

Salvador Dalí, Allucinazione parziale. Sei immagini di Lenin su un pianoforte (1931)

Centre Pompidou, Parigi. Dalí racconta di aver visto, in un’allucinazione notturna, i volti di Lenin apparire sui tasti di un pianoforte, con un’aureola. Li dipinge così, insieme a ciliegie, formiche e una valigia. Il quadro, acquistato dallo Stato francese nel 1938, è il primo tentativo di Dalí di rappresentare il potere politico, in un anno di tensione tra lui e i surrealisti sulla questione comunista. Il pianoforte, strumento d’ordine per eccellenza, diventa la tastiera dell’inconscio.

Arman, Chopin’s Waterloo (1962)

Centre Pompidou, Parigi. Nel 1962, alla Galerie Saqqarah di Gstaad, Arman distrugge un pianoforte a colpi di mazza davanti al pubblico, poi incolla i frammenti su un pannello di legno. Il risultato fa parte delle Colères, le “collere” iniziate l’anno prima. Il titolo mette insieme Chopin e la disfatta di Napoleone. Arman stesso collegava queste opere al cubismo: lo stesso oggetto, scomposto e ricomposto. Quasi due metri per tre, con la meccanica e i tasti ancora riconoscibili.

Rebecca Horn, Concert for Anarchy (1990)

Tate, Londra. Un pianoforte a coda appeso al soffitto, capovolto. Ogni pochi minuti un meccanismo idraulico spinge i tasti fuori dalla tastiera, con un colpo secco, poi li ritira. Lo strumento viene dal film di Horn Buster’s Bedroom, dello stesso anno: «liberato dalla clinica psichiatrica», diceva l’artista, «ora pende dal soffitto e compone la propria musica». È l’ultima tappa del viaggio: il pianoforte senza pianista, che suona da solo.

Un’idea che nel 1990 era un’opera d’arte e oggi, in forma diversa, entra nelle case: il Disklavier di Yamaha riproduce dal vivo le esecuzioni dei grandi pianisti, tasti e pedali compresi, senza nessun pianista.

 

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Il pianoforte è uno strumento che in centocinquant’anni è stato salotto, passione, disciplina, ordine al caos, visione e rivolta.

Le collocazioni indicate sono quelle delle collezioni di appartenenza. Prima di una visita conviene verificare sul sito del museo che l’opera sia esposta, perché prestiti e rotazioni sono frequenti.