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Che fine hanno fatto i pianoforti del Titanic?

Sono passati quasi trent’anni dall’uscita di Titanic al cinema e più di cento dal naufragio della nave RMS Titanic. Se siamo qui a parlarne, sai già che tra poco si parlerà di pianoforti. E non uno solo, ma cinque.

Il mito del Titanic si è radicato profondamente nell’immaginario collettivo, ispirando scrittori, registi e cantautori, come Francesco De Gregori [ascolta Titanic su YouTube].
Sono in pochi a non aver visto il pluripremiato colossal firmato da James Cameron, con Leonardo Di Caprio e Kate Winslet. E come dimenticare la scena dei musicisti che suonano fino all’ultimo istante prima del naufragio?
Ci siamo domandati quanto di tutto ciò appartenga alla finzione cinematografica e quanto alla realtà dei fatti. E poi ci siamo chiesti… ma che fine hanno fatto i pianoforti del Titanic?

La storia vera

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Varato nel 1912, il RMS Titanic della Classe Olympic (White Star Line) era celebrato come il più avanzato transatlantico dell’epoca, un prodigio di ingegneria navale ed espressione di sfarzo senza precedenti. A bordo del Titanic – o meglio, nella prima classe del Titanic – il lusso si rifletteva in ogni dettaglio. Dalla sontuosa sala da pranzo al salone della musica, tutto era pensato per allietare il soggiorno di membri dell’alta aristocrazia, ricchi imprenditori, politici e celebrità. Fu in questo contesto di straordinario prestigio che vennero scelti ben cinque pianoforti Steinway & Sons per intrattenere l’élite di passeggeri.
Fondata nel 1853 a New York da Heinrich Engelhard Steinweg, la casa godeva già allora di un’ottima reputazione per la qualità dei propri strumenti, capaci di coniugare armonia sonora e raffinatezza estetica. I cinque esemplari imbarcati sul Titanic – distribuiti tra il salone di prima classe, la sala musica e altre aree riservate agli ospiti più facoltosi – non erano dunque semplici strumenti, ma simboli di uno stile di vita che faceva della cultura e del piacere artistico una priorità assoluta.

Il ruolo dell’orchestra e del pianista Theodore Brailey

orchestra titanic

A bordo del Titanic era presente un’orchestra di otto musicisti, tra cui il pianista Theodore Ronald Brailey. Questi professionisti non erano semplici intrattenitori, ma veri e propri artisti incaricati di rallegrare le serate, accompagnare i pranzi, le cene e i momenti di socialità pomeridiana. Brailey, come i suoi colleghi, era un musicista esperto, capace di adattarsi ai gusti del pubblico, spaziando dal repertorio classico alle melodie popolari dell’epoca.
La notte del 14 aprile 1912, quando il Titanic colpì un iceberg nell’Atlantico settentrionale, l’orchestra continuò a suonare imperterrita durante le ore critiche che precedettero l’affondamento. Secondo alcune testimonianze, Brailey aiutò a mantenere l’ordine, offrendo una colonna sonora solenne e commovente agli ultimi momenti di una nave destinata a scomparire per sempre.

Il mistero dei cinque pianoforti del Titanic: un recupero impossibile?

Tornando all’interrogativo principale – che fine hanno fatto i pianoforti del Titanic? – appare inevitabile ricordare che, in seguito al naufragio, tutto ciò che non poteva galleggiare fu trascinato a quasi 3.800 metri di profondità. I pianoforti, costruiti in legno, metallo e componenti meccaniche delicate, non avrebbero potuto in alcun modo resistere alla forza dell’oceano e alla corrosione salina.
Fin dall’identificazione del relitto nel 1985, grazie all’impresa di Robert Ballard e del suo team, molte spedizioni si sono susseguite per esplorare il luogo in cui giace il Titanic. Durante le campagne di ricerca sono stati recuperati centinaia di oggetti, ma i pianoforti o i loro frammenti non sono purtroppo stati individuati.

Il “gemello” fortunato: il pianoforte della Olympic

Sebbene i cinque Steinway del Titanic abbiano condiviso il destino dell’intera nave, un loro “gemello” è approdato invece a un finale diverso. Nel 1912, infatti, fu commissionato un pianoforte verticale in finitura noce con eleganti dorature per il RMS Olympic, la nave sorella del Titanic, realizzato da Steinway & Sons nello stesso stile. Dopo essere stato a lungo dimenticato in una residenza privata in Irlanda, lo strumento è stato infine riscoperto e oggi si trova presso lo showroom di Besbrode Pianos a Leeds, in Inghilterra.
Oltre a impreziosire la vita di bordo fino al 1935 (quando la Olympic fu dismessa), il pianoforte vanta un’eredità eccezionale: a sentirne le note, nel corso degli anni, sarebbero stati personaggi illustri del calibro di Albert Einstein, Marie Curie e Charlie Chaplin.
Attualmente, la RMS Olympic Steinway Association è impegnata nel restauro di questo pianoforte storico, con il proposito di preservare almeno un’eco del Titanic e dei suoi leggendari strumenti musicali.

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(L’immagine in evidenza è stata generata con AI)