Il fortepiano, predecessore diretto del moderno pianoforte, rappresentò una svolta nella storia della musica occidentale. Inventato nel 1707 dal cembalaro padovano Bartolomeo Cristofori al servizio del gran principe di Toscana Ferdinando de’ Medici, questo strumento segnò un cambiamento radicale rispetto al clavicembalo, permettendo ai musicisti di modulare dinamiche espressive, dal piano al forte, mediante il tocco delle dita sui tasti.
Il blog di Ciampi Pianoforti è il punto di riferimento per scoprire la storia, la tecnica, gli aneddoti e la cultura legati al mondo dei pianoforti. Seguici nel viaggio attraverso secoli di innovazioni e passioni musicali.
Meccanica di un Fortepiano (da Wikipedia)
La rivoluzione di Cristofori consistette nell’introduzione di un sistema meccanico innovativo: la tastiera attivava, tramite una leva intermedia, martelletti rivestiti di cuoio che percuotevano le corde anziché pizzicarle. Questo sistema, detto “scappamento”, permetteva ai martelletti di tornare rapidamente in posizione dopo aver colpito le corde, rendendo possibile un’articolazione precisa e un controllo dinamico fino ad allora impensabili.
Le prime testimonianze dettagliate del fortepiano si devono ai resoconti del giornalista Scipione Maffei, che nel 1711 pubblicò un articolo sul Giornale dei Letterati d’Italia descrivendo la novità assoluta di questo strumento, definendolo “gravicembalo col piano e forte”.
Durante il periodo classico viennese, compositori come Mozart, Haydn, Beethoven e Clementi esplorarono appieno le potenzialità espressive del fortepiano.
Johann Andreas Stein, Anton Walter e Conrad Graf furono tra i principali costruttori di fortepiani di quest’epoca, strumenti celebri per il loro suono limpido e definito, amati e utilizzati dai più grandi musicisti.
Mozart, in particolare, fu un maestro nell’utilizzare le sottili variazioni timbriche dello strumento nelle sue sonate e concerti, mentre Beethoven spinse le capacità del fortepiano al limite, esplorando nuove frontiere espressive e tecniche.
Caratteristiche sonore e costruttive del fortepiano
Rispetto ai pianoforti moderni, il fortepiano presentava corde più sottili e minori tensioni, casse armoniche leggere senza nessun supporto metallico e tastiere con meno tasti (generalmente cinque ottave, dal FA). Ciò conferiva allo strumento una sonorità delicata, nitida e ricca di sfumature, sebbene limitata nell’intensità sonora.
È importante ricordare che, tra il Settecento e l’Ottocento, il concerto era un’esperienza molto diversa da quella che conosciamo oggi. Inizialmente destinati alle corti aristocratiche, gli eventi musicali si diffusero progressivamente nei salotti delle famiglie benestanti, diventando una vera e propria moda. Il pianoforte dell’epoca non doveva quindi competere con le esigenze acustiche di una grande sala da concerto moderna, che può ospitare anche 3000 spettatori, ma era pensato per ambienti più raccolti e intimi.
Il fortepiano è uno strumento antico, ma tutt’altro che dimenticato. Studiare il fortepiano oggi implica l’apprendimento di tecniche pianistiche volte a suonare una meccanica specifica, nota come “Prell Mechanik” o più semplicemente “meccanica viennese”. In Italia, le istituzioni di riferimento sono:
Per assistere a concerti con fortepiani originali o copie fedeli, una delle realtà italiane più attive è l’Associazione Musicale Karl Jenkins, vicino Roma (con sedi a Frascati, Monte Compatri e Velletri). L’associazione organizza la rassegna “I Concerti di Campagna“, utilizzando la prestigiosa collezione del direttore artistico Romeo Ciuffa.
Curiosità: i costruttori di copie storiche
Oggi, data la rarità dei fortepiani originali, diversi artigiani specializzati realizzano copie fedeli. Tra i migliori al mondo troviamo:
Nel corso dell’Ottocento, il fortepiano subì continue modifiche. Aumentò il numero dei tasti, vennero rinforzate strutture portanti, aumentarono i diametri delle corde e di conseguenza il volume, portando gradualmente alla nascita del pianoforte moderno, che si impose per potenza sonora e robustezza strutturale.
Il periodo romantico vide emergere costruttori come Erard, Pleyel e Boisselot, i quali furono capaci di soddisfare le esigenze indicate sia dal nuovo periodo storico e culturale che dai nuovi compositori come Chopin e Liszt.
Sarà solo alla fine dell’800 che, grazie all’introduzione del telaio di ghisa, il costruttore Steinway & Sons darà il via a quello che oggi riconosciamo come il pianoforte moderno.
