Il pianoforte si scorda. Le corde cedono, il legno respira, l’umidità di un teatro cambia la sua voce tra la prova e il concerto. Per questo esistono i tecnici, le chiavi, il tempo passato a cercare il punto esatto in cui un’ottava torna pulita.
E il pianista? Anche il suo corpo ha corde, tensioni, una meccanica delicata. Anche lui/lei si scorda, con il tempo e con l’uso. Di rado, però, riceve manutenzione.
Sara Mancini fa questo. Tecnico di pianoforti e operatrice sanitaria e olistica, ha unito due mestieri in un’idea: accordare il pianista come si fa con il pianoforte. L’abbiamo incontrata per farci raccontare come funziona.
Sara viene dal mondo del pianoforte. Conosce a fondo la meccanica e il modo in cui una tastiera risponde a chi la suona. Ha poi integrato la sua formazione studiando il corpo umano. «Aiuto le persone a liberarsi da tensioni muscolari e articolari e da dolori cronici, con trattamenti massoterapici e posturali personalizzati», spiega. «Lavoro sui tessuti per ridurre tensione e dolore, migliorare mobilità e circolazione, favorire il rilassamento. E agisco sulle articolazioni attraverso le mobilizzazioni, per recuperare ampiezza di movimento e sciogliere la rigidità.»
Il passaggio dal pianoforte al pianista, a sentirla parlare, è stato naturale. Chi ha regolato per anni una meccanica sa riconoscere un attrito. Sa che un movimento che incontra resistenza, ripetuto migliaia di volte, lascia il segno su un martelletto come su un tendine.
Il pianista è un atleta che si allena ogni giorno e quasi mai si prepara come tale. Ore di studio, passaggi ripetuti all’infinito, una postura tenuta a lungo, spesso scorretta, e una soglia di sopportazione altissima, perché la musica viene prima di ogni cosa.
«Mi riferisco soprattutto alle mani», racconta Sara. «Può succedere che un musicista si trovi a fare i conti con disagi che nascono dalla prolungata attività con il proprio strumento. Affaticamento muscolare, rigidità, tendiniti, attriti che ostacolano la purezza del gesto.» E il problema di rado resta confinato lì. «Coinvolge il polso, l’avambraccio, il collo, la schiena. Quasi sempre c’è dietro la ripetizione degli stessi movimenti su una postura scorretta.»
Tendinite, cervicobrachialgia, lombalgia: sono patologie che i pianisti sperimentano e che tendono a sottovalutare, come se riconoscere il dolore significasse ammettere un proprio limite. Sara le tratta ogni giorno. Il dolore, per un musicista, è un’informazione. Va ascoltato prima che diventi un problema.
C’è un’immagine che Sara usa spesso e che spiega meglio di qualsiasi definizione il suo approccio. «Nell’universo tutto è vibrazione. Anche i nostri corpi emettono frequenze, così come il pianoforte.
E hanno bisogno di essere accordati e riequilibrati regolarmente, per tanti fattori diversi».
Si può prendere questa idea alla lettera o come metafora. In entrambi i casi funziona: un corpo teso suona diverso da un corpo libero, e chi ascolta se ne accorge, anche senza saper dire perché.
Il metodo di Sara Mancini unisce manipolazione dei tessuti, mobilizzazioni articolari, riflessologia plantare e riequilibrio posturale ad approccio globale (e ha una speciale formula dedicata ai cantanti, che si concentra sulla voce e sulla respirazione). Ma è ai pianisti che Sara ha riservato il percorso più specifico, un approccio studiato per mani che suonano. E i piedi, che anche possono giovare del suo talento: «Durante un trattamento di riflessologia plantare, il piede diviene un pianoforte che le mie mani suonano per accordare le frequenze della persona a cui appartiene.»
Il momento più delicato, per ogni interprete, è quello che precede l’ingresso in scena. Il pianoforte, a quel punto, è già stato preparato: un tecnico ha lavorato sullo strumento nelle ore precedenti, ha controllato l’intonazione, ha regolato la meccanica per la sala e per le mani che la useranno. Per il pianista, invece, quel lavoro spesso non lo fa nessuno.
«È possibile intervenire in modo preventivo o di recupero, a seconda delle necessità», dice Sara. «E per l’artista che lo desidera ci sono trattamenti mirati nei giorni o nelle ore che precedono il concerto: per affrontare la performance con maggiore preparazione fisica, centratura e serenità.»
Assistenza terapeutica dentro e fuori dal palcoscenico, anche a domicilio e in sala concerti.
È la stessa cura che da ottant’anni dedichiamo agli strumenti che portiamo nei teatri, estesa a chi quegli strumenti li suona. Da una parte l’accordatore che prepara il pianoforte. Dall’altra chi prepara il pianista. In mezzo, la musica.
Sara insiste sulla prevenzione. Aspettare che il dolore diventi un impedimento significa arrivare tardi, quando le opzioni si sono già ristrette. Un controllo periodico, come si fa con lo strumento, permette di intercettare le tensioni quando sono ancora reversibili. E vale per il concertista come per chi studia da un anno e inizia a sentire il polso che tira.
Qualunque sia il vostro piano, noi lo diciamo da sempre, per noi siete grandi pianisti. Sara Mancini aggiunge una cosa che ci sembra importante: un grande pianista merita di suonare a lungo, e di suonare senza fastidi.
Chi volesse conoscere il suo lavoro può scrivere a info@ciampi.it
