Il Gran Teatro La Fenice conosce il significato concreto della parola “rinascita”. Vale per la sua storia, vale per i suoi strumenti. Un teatro simbolo, rinato più volte dalle proprie ceneri, ricostruito con rigore filologico secondo il celebre principio “com’era, dov’era” dopo l’incendio del 1996 e riaperto nel 2003.
È in questo contesto che i tecnici specializzati di Ciampi Pianoforti sono stati chiamati a intervenire su un pianoforte gran coda Steinway & Sons modello D-274. Ripristino sonoro, meccanico ed estetico, fino a riportare lo strumento alle condizioni originali di fabbrica.
In un grande teatro la qualità non è un’opzione. Se lo strumento è perfetto, nessuno se ne accorge; se manca qualcosa, lo sentono tutti.
Nel linguaggio comune “restauro” è una parola-ombrello. In ambito tecnico, però, ha un significato preciso: indica un intervento che tutela quanto più possibile l’originalità delle parti, limitando le sostituzioni al minimo indispensabile.
Qui il mandato era diverso: tornare alla condizione di fabbrica, quindi sostituire le componenti usurate con ricambi nuovi e originali forniti dalla casa madre. La qualità e l’autenticità del risultato vengono garantiti dall’applicazione di rigorosi protocolli e tecniche specifiche, che solo pochi tecnici specializzati conoscono. È una scelta che punta a ripristinare:

Il D-274 è il gran coda da concerto per definizione: 274 cm di lunghezza, progettato per grandi sale e grandi pianisti. Quando uno strumento così prestigioso entra in teatro, è un tutt’uno con i solisti, l’orchestra, i direttori, la sala stessa. (Tra gli strumenti presenti e acquisiti nel tempo dal Gran Teatro La Fenice figurano anche pianoforti da concerto Fazioli).
Il ripristino integrale di un pianoforte come questo è fatto di fasi, misure, attese.
È artigianato di alta precisione e allo stesso tempo monitoraggio: perché il pianoforte, dopo gli interventi, ha bisogno di un periodo di analisi e assestamento.
Un lavoro di questo tipo può richiedere fino a 300 ore effettive di laboratorio. In questo caso, tra lavorazioni e tempi di osservazione/monitoraggio, il progetto ha occupato circa 6 mesi.
E poi, naturalmente, bisogna considerare Venezia. Una condizione progettuale, più che una destinazione logistica. La riconsegna dello strumento è avvenuta via battello, attendendo le maree opportune. Un dettaglio che sembra poetico, ma racconta una parte fondamentale del lavoro.
Di seguito, in modo trasparente, tutti gli interventi eseguiti.
Si parte dalla “spogliazione” dello strumento:
Questa fase è fondamentale: prima di “far suonare”, bisogna accertarsi che ciò che porta il suono sia sano.
Un pianoforte da teatro è anche un oggetto di rappresentanza: riflette luci, palcoscenico, inquadrature, ritualità.
Estetica, sì. Ma anche protezione e durata.
Dopo il controllo e la preparazione:
La meccanica è il “motore” del pianoforte: traduce il gesto in suono. È composta da oltre 5.000 elementi e quindi richiede di essere trattata e regolata con estrema precisione.
Dopo interventi strutturali, una singola accordatura non è sufficiente. La tensione complessiva deve distribuirsi, la cordiera assestarsi, lo strumento deve “respirare” nella nuova configurazione. Per questo è stato eseguito un ciclo di accordature finalizzato a stabilizzare il diapason a 440 Hz, fino a raggiungere una tenuta affidabile nel tempo e sotto stress performativo.
