Il pianoforte è chiuso da tanto. Sopra ci sono le foto di famiglia, una lampada, qualche spartito impolverato. Sotto, ottantotto tasti e un chiodo fisso: quel pezzo lasciato a metà, l’estate in cui la musica ha perso contro il resto.
Chi ha smesso di suonare raramente lo ammette con leggerezza. Spesso lo racconta con un sospiro malinconico. «Suonavo il pianoforte.»
Ebbene: si può ricominciare.
Ogni anno entrano nel nostro showroom persone che hanno lasciato il pianoforte venti, trenta, quarant’anni fa e desiderano riprendere. Questo articolo raccoglie i consigli che diamo a loro, sperando vi siano d’aiuto.
La prima notizia è la migliore. Ciò che si impara al pianoforte da bambini o in gioventù è affidato alla memoria procedurale, la stessa che custodisce la bicicletta e il nuoto. È una memoria che il cervello archivia in profondità e che resiste al tempo molto meglio dei nomi, delle date, delle poesie imparate a scuola.
Chi siede alla tastiera dopo decenni scopre di sapere ancora dove sono le note senza guardare. Sa che il pollice passa sotto nella scala di do, che il pedale si alza prima del cambio di armonia, che una cadenza chiede una certa apertura della mano. Sono conoscenze che riaffiorano subito, spesso accompagnate da un’emozione sorprendente.
La seconda notizia è realistica. Alcune cose vanno ricostruite: è giusto saperlo, per evitare la delusione della seconda settimana. L’indipendenza delle dita, e in particolare del quarto e del quinto, si perde. La velocità – di lettura e di esecuzione – si perde. E soprattutto si perde la resistenza: dopo dieci minuti l’avambraccio si stanca e la mano si irrigidisce. La distanza tra ciò che l’orecchio vorrebbe e ciò che le dita fanno è il vero ostacolo di chi ricomincia, perché il gusto è rimasto adulto, ma la tecnica è tornata “bambina”.
Il modo per attraversare questa distanza è accettarla. Ci vogliono settimane, non mesi, a patto di suonare con regolarità.
Il primo errore di chi ricomincia è aprire lo spartito ostico che si è lasciato a metà. Quel pezzo era il traguardo di allora e oggi risulterebbe troppo difficile, frustrante.
Il primo repertorio deve invece restituire piacere. Brani brevi, con una scrittura chiara, che suonino bene anche a metà della velocità indicata.
Alcuni titoli che consigliamo per ripartire:
Venti minuti al giorno valgono più di due ore la domenica. Il motivo lo spiega la ricerca sull’apprendimento motorio: le sequenze studiate si consolidano durante il sonno. Notte dopo notte, il cervello fissa le informazioni, permettendo un miglioramento costante e progressivo. Ciò che invece non aiuta è la stanchezza di una lunga sessione, che finirebbe per rimanere isolata.
Da provare: cinque minuti di riscaldamento lento, dieci minuti sul brano in studio a mani separate o a tempo ridotto, cinque minuti di lettura o di puro divertimento. Poi si chiude. Il desiderio di continuare va lasciato decantare.
(Inoltre, un quaderno in cui segnare cosa si è studiato e come è andata toglie drammaticità ai giorni in cui le dita rispondono male. Capita a tutti!)
Un adolescente può studiare per due ore con la spalla sollevata e il polso piegato senza conseguenze. Un adulto che riprende dopo vent’anni no. I tendini sono meno elastici, la muscolatura dell’avambraccio va risvegliata con gradualità, e la schiena non deve sovraccaricarsi, come spiega l’esperta Sara Mancini in questo articolo.
Due regole. La prima riguarda la postura: altezza dello sgabello, distanza dalla tastiera, spalle basse, gomito leggermente più alto del polso. La seconda riguarda le pause: ogni venti minuti ci si alza.
Inoltre, dopo tanti anni bisogna prendersi cura anche del pianoforte su cui si intende ricominciare. Quello di casa, chiuso da anni, va necessariamente affidato a un tecnico. Uno strumento fermo ha bisogno di più di una semplice accordatura. Abbiamo scritto un articolo su perché un pianoforte si scorda che spiega cosa succede a uno strumento lasciato a se stesso.
Certamente si può ricominciare a suonare il pianoforte da soli. Un insegnante, però, mostra la strada, e lo fa in modo diverso da quando si era bambini. L’adulto è paziente, ha gusti precisi, sa fare domande. Un buon insegnante lavora su questo: guida la tecnica, sceglie il repertorio giusto, offre una scadenza settimanale che tiene vivo l’impegno.
Bastano anche poche lezioni, all’inizio, per impostare il lavoro. Molti conservatori e scuole di musica propongono corsi dedicati agli adulti, e a Roma l’offerta è ampia. Chi ha bisogno di un consiglio può chiederlo a noi: conosciamo molti insegnanti e sappiamo come indirizzarvi.
Chi il pianoforte lo ha lasciato nella casa dei genitori, lo ha venduto, o non lo ha mai avuto, ha davanti una scelta che può sembrare impegnativa. Il noleggio la rende immediatamente fattibile.
La formula che proponiamo si chiama “Oggi lo noleggi, domani è tuo”: un pianoforte verticale a casa per dodici mesi, con la possibilità di riscattare per intero le mensilità versate sull’acquisto. Chi dopo un anno ha ripreso a suonare, compra lo strumento senza aver speso nulla in più. Chi ha scoperto che la passione si è spenta del tutto, lo restituisce.
Un’altra strada è l’usato garantito. Uno strumento revisionato dal nostro laboratorio, con una storia alle spalle e molti anni davanti, spesso costa meno di quanto si immagini e suona meglio di quanto ci si aspetti.
Il tempo ritrovato
Chi ricomincia da adulto lo fa per ragioni diverse da quelle di allora. Nessun obbligo, nessun saggio: il pianoforte torna a essere una scelta, e questo cambia il modo di stare sulla tastiera. Si studia meno e si ascolta di più. Le mani sono più lente, ma orecchio e pazienza sono cresciuti nel frattempo, e molti dei pianisti adulti che conosciamo suonano oggi con un’attenzione che da ragazzi non avevano. Vale nella terza età, e vale a ogni età.
Il coperchio si apre. Le fotografie trovano un altro posto. Qualunque sia il vostro piano, per noi siete grandi pianisti: anche dopo vent’anni di attesa.
